Il punto politico con Denis Martucci
In questi giorni convulsi molti nostri sostenitori e dirigenti sono stati messi in allarme da articoli giornalistici in cui si paventava una fusione della DC con il PDL, ebbene come già più volte deliberato dalla Direzione Nazionale e dal Consiglio Nazionale (7 febbraio c.a.) e ribadito recentemente dal responsabile Enti Locali on. Moretti la DC non fa parte del processo fondativo del PDL. Questo dato di fatto è incontrovertibile nonchè logico per via della decennale battaglia legale per la difesa del simbolo e per via della storia della DC, ma anche strategico perchè la DC raccoglie come la Lega consensi che il PDL non recupera.
La partecipazione del Segretario Pizza a titolo personale alle riunioni del PDL, nonchè la presenza nel Governo Berlusconi evidenziano comunque un rapporto simbiotico con il PDL tale per cui nelle dovute situazioni si possa realizzare una sussidiarietà, allo stesso modo di come alle elezioni politiche (a causa della nota battaglia legale vinta dalla DC) la decisione di non presentare la lista DC (al solo fine di non fare slittare nell'autunno il voto) ci ha portati con naturalezza a sostenere il PDL in tutta la Nazione. Questo a testimonianza di un rapporto di particolare assonanza tra i due soggetti politici.
Per quanto attiene al Piemonte (visto che ai sensi dello Statuto il partito assume le sue decisioni a livello regionale) al momento salvo manifestazioni di interesse e disponibilità ad opera di dirigenti locali del PDL, non abbiamo purtroppo ancora riscontrato da parte della dirigenza regionale e torinese del PDL la volontà di aprire un confronto programmatico globale sulle elezioni 2009-10-11.
Cullarsi nella falsa sicurezza data dai risultati delle Elezioni politiche 2008 non è infatti la scelta migliore, anche se le crescenti difficoltà della sinistra al comune di Torino e di Moncalieri sono un segnale positivo, vogliamo ricordare che molto spesso la differenza tra vittoria e sconfitta tra destra e sinistra si è giocata su percentuali minime.
Ad esempio nel 2005 la differenza tra i partiti* che sostenevano Ghigo e Bresso fu pari allo 0,8%, mentre nel 2006 il premio di maggioranza del Senato in Piemonte fu assegnato per lo 0,9% dei voti, ancora al primo turno delle comunali di Torino 2001 la differenza tra Bresso e Chiamparino fu di soli 2934 voti, mentre per 4710 voti nel 1997 Castellani diventò Sindaco al posto di Raffaele Costa e ancora nel 1993 per 4500 voti Comino non andò al ballottaggio con Castellani.
*la sconfitta fu causata anche dalla disparità di liste (Bresso contava su 10 liste contro le sole 8 di Ghigo) e dalla presenza fuori dalla CDL della Lista DC e AS che ottennero più del 2% dei voti comunicando complessivamente un'immagine frammentata del centrodestra.
Sappiamo bene che tutte queste sconfitte sono state causate dall'incompleta coesione sui candidati e sulle coalizioni del centrodestra, tutto ciò grazie all'azione egoistica e deleteria tra alleati minori impegnati in rivendicazioni sproporzionate e un soggetto FI - PDL troppo sicuro delle sue possibilità e sprezzante verso alleati e amici. Ecco questi da entrambe le parti sono gli errori da evitare se davvero si vuole ottenere il governo di Provincia e Comune di Torino e della Regione Piemonte.